Diritto penale ambientale: il decreto legislativo n. 81/2026 – Leggi questo contenuto iscrivendoti al sito o abbonandoti ad Ambiente&Sicurezza

Alla proliferazione di autonome figure criminose al di fuori dell’attuale contesto normativo e alla costruzione di un autonomo codice, il legislatore italiano, con il provvedimento [attuativo della direttiva (Ue) 2024/1203], ha preferito rafforzare la struttura incriminatrice già esistente mediante interventi di ampliamento, specificazione e coordinamento. Innegabile, comunque, l’impatto sistematico sul diritto penale ambientale italiano, in ragione di una riforma che si inserisce nel più ampio processo di europeizzazione e costituzionalizzazione della tutela penale dell’ambiente. Tra i tanti punti: l’ampliamento delle fattispecie incriminatrici, il rafforzamento della responsabilità degli enti, la valorizzazione della compliance ambientale e la progressiva affermazione di un modello di tutela anticipata e preventiva del rischio ecologico. Particolare attenzione merita il significato sistematico dell’art. 12 del decreto legislativo, che reintroduce la rilevanza penale delle violazioni prescrittive in materia di rifiuti non pericolosi dopo la parziale depenalizzazione operata dalla legge n. 147/2025. Ulteriori approfondimenti sui prossimi numeri di Ambiente&Sicurezza
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